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Antichi rimedi contro il declino cognitivo #2

di Marco Angarano

Proteggere il cervello dall’invecchiamento vuol dire soprattutto adottare uno stile di vita che comprenda esercizio fisico e mentale, un’alimentazione equilibrata e un corretto apporto di fattori nutrizionali, come gli acidi grassi omega 3 e 6 nel giusto rapporto e le vitamine antiossidanti A, C ed E.

Anche la restrizione calorica (RC) è oggetto di diversi studi tesi a chiarire come questo intervento dietetico sia in grado di rallentare il processo di invecchiamento, migliorare le prestazioni della memoria, estendere la durata della vita e migliorare lo stato di salute generale. Una recente revisione della letteratura ha preso in esame i meccanismi molecolari specifici alla base di tutto questo, che sono tuttora poco chiari. Una potenziale alternativa alla RC come modifica dello stile di vita è l’utilizzo di “sostanze mimetiche” che imitano gli effetti biochimici e funzionali della RC senza la necessità di ridurre l’apporto energetico; nel suddetto lavoro sono stati discussi gli effetti sull’invecchiamento e il loro potenziale utilizzo nella terapia dell’Alzheimer di due mimetici ampiamente studiati: resveratrolo e rapamicina.
Un filone importante della ricerca è focalizzato sulle sostanze di origine vegetale, in particolare i polifenoli (come curcumina, epigallocatechine e il sopracitato resveratrolo), che mettono in atto meccanismi di protezione delle cellule dallo stress ossidativo, dall’infiammazione (in particolare quella cronica a bassa intensità), dagli ioni metallici e che regolano i fattori trascrizionali nel nucleo cellulare e influiscono sull’attivazione epigenetica. Questa ricerca si rivolge particolarmente verso l’etnomedicina, l’etnobotanica e l’etnofarmacologia, prendendo in considerazione piante utilizzate fin dall’antichità nelle medicine tradizionali – soprattutto la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e quella Ayurvedica – le cui peculiarità d’azione si rivolgono proprio alla sfera mentale e cognitiva, con un’azione di neuroprotezione che può rivelarsi utile in diversi disturbi neuropsichiatrici e neurodegenerativi. Piante già conosciute o ancora da scoprire, che vanno considerate in tutte le loro sfaccettature e nella loro complessità, come avviene nella visione delle medicine tradizionali, la quale non si limita a osservare l’attività farmacologica di un singolo principio attivo che le caratterizza o una specifica attività, dato che i bersagli di un fitocomplesso possono essere numerosi e soggettivi.

Bibliografia:

Van Cauwenberghe et al. Caloric restriction: beneficial effects on brain aging and Alzheimer’s disease. Mamm Genome. 2016 Aug;27(7-8):300-19.